Nomina sunt consequentia rerum?

Il quesito di fondo che ha spinto il  colonello Kurtz a scriverci ci spinge ad assumere una posizione che vuole chiarire ma non chiudere il dibattito possibile mosso da questo nostro lettore.

Diciamo subito:siamo fedeli alla minnazza come concetto, come idea e non come riduzione di essa a forma che la articola nella realtà. Ma come nota il nostro lettore la realtà si declina in modi che allargano  la nostra capacità di delimitarla linguisticamente, e quindi concettualmente, e l’esigenza di adattare la nostra definizione di essa è sinonimo della nostra capacità di abitare la realtà stessa. Per questo conveniamo sulla fallacia di una 4a coppa A di dirsi minnazza, e sull’insufficienza additata ad una 3a coppa C, o superiore magari, di potersi annoverare nell’olimpo delle minnazze. Questo ci pare di capire sia il tema i fondo delle fini argomentazioni adottate dal Kurtz. Ma distinguiamo nell’immediato: il Colonnello ci propone una categoria (la 3a “avanzata”) che reclama il suo diritto di cittadinanza all’interno della categoria Minnazza. Dovremmo delimitare meglio, a nostro giudizio, il campo:la Minnazza è per noi categoria di interpretazione che si fa paradigma, e in quanto tale interpreta sè stessa, una “metaminnazza”come processo e non solo come fine, una categoria chiusa e completa che inficia lo stesso Godel e l’indicazione di incompletezza valida per la matematica. Noi proponiamo una visione olistica della minnazza che abbia in sè la capacità di spiegarsi per poi dispiegarsi verso l’esterno: questa è la filosofia di una m.za(per ricalcare il linguaggio del nostro interlocutore), che si de-nota sin dal suo movimento interno-esterno. Replichiamo al colonnello Kurtz rassicurandolo, ma definendo così il suo suggerimento: la 3a può essere oggetto di tassonomizzazione all’interno della più vasta categoria M.za, unico elemento candidato  ad essere oggetto dell’insieme che esso stesso inscrive e costituisce.

Rifugiamo però dalla trappola logica che il Kurtz, in maniera consapevole o meno ci pone: non ci si può tacciare, soprattuto in questo blog, di essere di un nominalismo assolutizzante( ricordiamo che il nominalismo è un modo di vedere che porta a ritenere che solo gli oggetti (fisici) particolari possono essere considerati reali, mentre gli universali esistono solo post rem, come convenzioni verbali associate agli oggetti specifici, ovvero nella immaginazione o memoria di chi ne parla.Il nominalismo si contrappone al concettualismo e al realismo filosofico, la posizione che sostiene che i termini generali dei quali si fa uso, come “albero” e “verde”, rappresentano forme di portata generale che posseggono un’esistenza in un mondo di astrazioni indipendente dal mondo degli oggetti fisicamente definiti. Tale posizione si richiama in particolare a Platone.). Tentando di delimitare il vasto campo di sapere intorno al nostro oggetto minnazza assumiamo, come scritto sopra e in altri post, la stessa non come mera espressione di forma, ma come sostanza che innestando la relatà la formalizza.

Data questa premessa metodologica che speriamo chiara, anche se non risolutiva, vogliamo replicare anche all’esempio completo ed elegante che il Kurtz ci propone. Annotiamo il movimento “more geometrico” che il K. suggerisce, ma ne notiamo una carenza che inficierebbe il nostro stesso oggetto di riflessione, cioè la visione “piana” della minnazza. Se è vero che l’angolazione indicata dal K. è valida su un piano dovremmo inscrivere la M.za tra gli elementi senza profondità e superficie, e quindi tra le minne semplici (che noi avversiamo e ripugniamo). Il calcolo imputabile alla m.za si ha quindi con la costruzione di una angolazione che ne dia la sua estensione nello spazio tridimensionale e non bidimensionale, per tale motivo può essere proficuo, ad esempo,  il calcolo del rapporto tra m.za  ed estensione anteriore (e non frontale quindi), rapporto che consideriamo la prova del 9 per la m.za, o, ci venga concesso il divertissement, la prova della 4a (più utile ai nostri fini). Su tale calcolo di rapporto ci permettiamo di rinviare ad un prossimo post,per evitare di annoiare i nostri lettori.Più semplicemente suggeriremmo come prova pratica la misurazione data dalla costruzione di un angolo dato dall’unione delle basi dei palmi di entrambi le mani che vadano così a misurarne da un lato l’angolo suggerito dal K., ma dall’altro il tratto che rende una minna semplice una minnazza da noi amata, cioè la profondità e non semplicemente l’esondazione calcolabile quindi sul rapporto di doppia angolazione che una m.za per essere tale deve costituire.

Concludendo va dato un sincero ringraziamento al Colonnello Kurtz per l’intelligente analisi del fenomeno e la proposta operativa avanzata, lo invitiamo a interagire nuovamente con noi, così come invitiamo tutti i lettori di questo blog a farlo tramite commenti o tramite mail: ilminnante@gmail.com. Ribadiamo che la posizione espressa da questo blog vuole definire il sapere intorno alla minnazza, intendendo questa non come etichetta consequenza di una cosa, ma come causa di sè stessa. Una posizione, al nostra, che rifugge il dibattito secolare tra nominalismo e concettualismo per inserirsi in un filone verificazionista, e quindi portato avanti con metodo scientifico, che ha l’obiettivo, questo sì valutativo, di riqualificare la m.za secondo le linee che lo stesso Kurtz ha brillantemente sottolineato. Leggere la minnazza è possederla:questo è il fine di questo blog è dare chiavi di interpretazione e lettura del fenomeno a quegli utenti troppo spesso privi di capacità critiche per cogliere il fenomeno in tutta la sua profondità:la 4a almeno!

1 commento »

  1. giancarlo Said:

    on marzo 2, 2009 at 22:43

    molto interessante

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