Niente mezze misure?

Riceviamo un interessante contributo che pubblichiamo volentieri. Gli utenti di questo Blog ci mostrano ancora una volta un profilo e uno spessore non indiferrenti, proprio come piace a noi…o forse no?E’ questo l’interrogativo che pone il seguente post, una riflessione tutta da fare. Per ora da leggere. A voi, alla prossima

Terza misura: terra di nessuno?

Il dibattito sull’oggetto di studio “minna” (d’ora in avanti m.) si è negli ultimi anni arenato in modo fuorviante sulla inutile necessità di identificare il soggetto-contenitore e conduttore della m. stessa, perdendo di vista la peculiarità del nostro oggetto di studio, che deve sempre essere legato a una prospettiva essenziale e mai contestuale. Tale prospettiva è necessaria per fare piazza pulita di una serie di sovrastrutture di ordine estetico che rendono la riflessione sulla m. un passatempo di poca rilevanza. Così, è nostra intenzione fornire delle categorie di pensiero capaci di costituire dei validi strumenti di riflessione sulla questione.

La prima categoria che vorremmo introdurre è relativa a ciò che è effettivamente il nostro oggetto di studio e ciò che potrebbe esserlo, ma ancora non lo è. L’esplicitazione di quell’ancora è l’oggetto del nostro intervento: definire le frontiere dello studio sulle m. obbliga infatti a sconfinare in una terra di nessuno, nella quale hanno trovato fortuito alloggio tutte le donne portatrici di una terza misura. Il limbo nel quale queste fanciulle si trovano è oramai eccessivamente affollato e a noi spetta il dovere di fare chiarezza sul ruolo che la terza misura riveste all’interno del dibattito sulla m. Può la terza misura essere considerata alla stregua di una “minnazza” (d’ora in avanti m.za) oppure deve essere blandamente annoverata nei nostri almanacchi come un’irrilevante seconda o, peggio, messa al bando come un volgarissimo seno al silicone, autentico scempio dell’umana natura? il timore di trovarsi difronte a un oggetto di studio che sfugge a una presa immediata è senza dubbio incombente, ma risulta anche stimolante ai fini del nostro dibattito. Il Minnante, in uno dei suoi numerosi interventi, ha asserito che “sotto la quarta non è vero amore, sotto la quarta è ipocrisia” (slogan di grande effetto, che, ne siamo convinti, farà presto da apripista per una definitiva riscoperta dell’oggetto m., oggi ancora relegato o nei bassifondi della pornografia o, peggio, nella rustica e onanistica comicità da caserma); ora, noi non vorremmo che un eccessivo entusiasmo porti a trascurare la validità di terze misure a nostro avviso meritevoli di interesse. Alcuni esempi dall’immaginario televisivo erotico-domestico: Elisabetta Canalis, Paola Barale (non ai tempi della collaborazione con Mike Bongiorno, ma nel periodo della sua “seconda giovinezza” a  Buona Domenica), Alessia Marcuzzi dopo l’intervento (esposta tra l’altro a una ingenerosa damnatio memoriae dai puristi della m.za), Paola Perego, la stessa Barbara D’Urso, benché crediamo millanti misure maggiori ma in realtà disponga di una terza ben strutturata. A nostro avviso, queste incantevoli donne dovrebbero a buon diritto essere valutate dai nostri esperti di m.ze, che dovrebbero ulteriormente acquisire il fiuto di un cane cacciatore di tartufi, soprattutto laddove, dietro un’apparente terza, si nasconde una terza modulata, ovvero una terza misura di partenza che, nei momenti di maggiore fertilità della donna, raggiunge proporzioni inaspettatamente interessanti ai fini della nostra riflessione. La terza modulata, a nostro avviso, ha tutti i requisiti per emanciparsi dal limbo della terza vera e propria, poiché tende a una maggiore espansione. Per quanto riguarda le coppe, è chiaro che una terza coppa a, sebbene gradevole alla vista, non vada annoverata nel nostro dibattito; così come una terza coppa c possiede il volume e la plasticità necessari a convergere in maniera completa e piena nella presa. Un parametro a nostro avviso valido e varie volte sperimentato con soggetti donne di nazionalità europea, razza bianca, 25-30 anni, ci ha portato a identificare un parametro capace di fare da banco di prova per una terza misura, identificandone l’aspetto modulare o la tendenza alla staticità e a una debole espansione: se, per contenere la m., è sufficiente che il pollice disegni un angolo fino a 45º con l’indice, in modo che il palmo disegni una parabola ad arco rigido sulla m., senza che la m. debordi dalla mano, allora l’ipotesi è che ancora la m. non ha i requisiti per essere considerata m.za. Se invece il palmo è ben steso con l’indice e il pollice a formare un angolo di 90º e la m. manifesta il famoso fenomeno di esondazione, allora non vediamo perché dobbiamo ancora ostinarci a polemizzare sul fatto se la terza misura sia o no degna di nota. Per concludere, nel dibattito tra i puristi e i modernisti, noi ci schieriamo tra i modernisti della m.za, poiché intendiamo allargare l’oggetto di studio anche a quei fenomeni modulari che, a oggi, rappresentano una delle colonne d’Ercole della disciplina. Proprio per questo motivo (oltre che per esigenze spazio e di tempo di lettura) questo intervento si configura come il primo di una serie di articoli che si prefiggono lo scopo di esplorare i confini della disciplina in modo da passare successivamente alla classificazione e quindi all’analisi del fenomeno-minna.

Colonnello Kurtz

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